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Dietro le quinte >> Barcolana 2013, ancora una volta gli amanti del mare spiegano le vele nel golfo di Trieste
 
16/10/2013 15:27

Dopo un viaggio lungo quattro ore si apre davanti ai miei occhi la cornice del golfo di Trieste e all’improvviso svaniscono i miei dubbi e le incognite su una città a me ignota fino a quel momento. Svolto l’angolo e mi ritrovo sommersa in un fiume di gente che attraversa Piazza Unità D’Italia, la più grande piazza della penisola affacciata sul mare, inizia così la mia avventura. L’atmosfera mi travolge all’improvviso e sale la curiosità di scoprire cosa attrae così tanta gente da tutto il mondo in questo estremo lembo d’Italia.  Avrò tempo per capire i segreti di questa manifestazione, le emozioni dei team e la poesia del percorso che partendo da Barcola tocca le acque dell’Istria-slovena per poi omaggiare il famoso Castello di Miramare. Faccio uno sforzo per richiamare alla mente le nozioni imparate durante la mia esperienza di quando ero una piccola velista… Bolina, il boma, la randa... No, sono decisamente confusa!

E oltre ad essere confusa mi sento stregata dalla sensazione aggregativa che sa di storia che si respira a Trieste, una storia lunga più di quarant’anni che attraversa il tempo, anche per i più competitivi che per un giorno abbandonano l’adrenalina della prestazione e si lasciano ammaliare dalla magia unificante del mare. Tutti siamo lì per festeggiare un rito. Sono le parole delle persone che incontro a rivelarmi che i triestini, e non solo, vivono l’appuntamento della Barcolana come una sorta di “Pasquetta”: una giornata durante la quale trovarsi con parenti e amici per accompagnare lo spettacolo della regata al pranzo della domenica o a una grigliata in compagnia. Osservo le persone che mi circondano. I visi sono rilassati, l’atmosfera allegra grazie alle diverse animazioni che si alternano al villaggio della Barcolana e che animano questa grande festa. Anche il centro storico di Trieste brulica di persone che camminano con passo lento e che sembrano ritmare le sonorità dei molteplici gruppi musicali che ravvivano ogni angolo della città. E’ davvero un’esperienza avvolgente.

E, dopo questa ubriacatura di sensazioni, finalmente arriva il giorno della gara. Domenica mattina, ore 7:50. Io e miei amici di avventura ci dirigiamo ancora stupiti da quanto vissuto il giorno prima verso il molo 5, con l’obiettivo di incontrare il team di Esimit Europa 2, la super favorita e vincitrice delle ultime tre edizioni della Barcolana. Li troviamo indaffarati a preparare l’attrezzatura, circondati da un gruppo di giornalisti e curiosi. Mi avvicino e li osservo muoversi leggeri sulla barca, come un gruppo di formiche operose. Alcuni componenti dell’equipaggio guadagnano il molo e si concedono a un paio di interviste. L’atmosfera che si respira è di grande concentrazione nei confronti di una regata che nemmeno degli esperti come loro, con un’imbarcazione così tecnica e raffinata, prendono sottogamba. Sanno di essere tra i più attesi della giornata, ma si apprestano ad affrontare la competizione con un’elevata concentrazione, quasi a mostrare un estremo rispetto verso la tradizione della Barcolana.

Esimit Europa 2 è una delle prime ad allontanarsi e noi decidiamo di guardare la partenza dal Faro della Vittoria, in posizione panoramica sul golfo. Il cielo delle 9:30 del mattino è terso e il sole illumina il campo di regata, dove di lì a poco si accenderà lo spettacolo della 45° regata d’Autunno. Appoggiata al muretto di una casa osservo le imbarcazioni che si dirigono silenziose verso la linea del via. E’ impressionante vedere che tutte queste vele, di dimensioni così varie, si muovono allo stesso ritmo, quasi fossero legate da corde invisibili che ne stabiliscono la distanza. E’ un cammino ordinato e racchiuso da un’atmosfera quasi religiosa. Anche gli altri spettatori sono in silenzio e attendono il colpo del via. Ed ecco il primo sparo e poi un altro e un altro ancora. Capire come stia andando la gara è difficile, da terra le vele formano una muraglia in lontananza ed è quasi impossibile percepirne il movimento. Anche perché il vento si fa praticamente desiderare. Lo spettacolo però è comunque sontuoso ed elegante. Tengo gli occhi fissi sul golfo e smetto di preoccuparmi della gara. “Io non ci ho mai capito quasi nulla”, confessa una signora che incontriamo in prossimità del Castello di Miramare. “Ma non importa, ogni anno decidiamo insieme dove andare ad assistere alla regata ed è sempre bello”, aggiunge sorridente.

Di ritorno al molo principale scopriamo che la Giuria ha accorciato il percorso. Esimit ha tagliato comunque il traguardo per prima, conquistando la quarta vittoria consecutiva. La gente si accalca sul molo per aspettare il rientro delle barche e così anche noi. Cresce l’attesa per l’arrivo degli eroi della Barcolana. Ecco la prima imbarcazione che sfila davanti alla folla in una sorta di inchino. Si sollevano gli applausi e i cori, molti si alzano in piedi e salutano l’equipaggio. Con la coda dell’occhio noto persino lo sventolio di un fazzolettino bianco! Poi ne arriva un’altra e la scena si ripete. Canti, applausi e saluti. Il team ricambia con una ‘ola’. E così la festa continua con tutte le altre imbarcazioni che una a una si avvicinano al molo, inclusa Esimit Europa 2. “E’ questo lo spirito della Barcolana” penso. Una volta sbarcati i team, i festeggiamenti continuano a terra. L’equipaggio di Esimit spiega ai microfoni dei giornalisti che è stata una regata estremamente tattica per via dell’assenza di vento e che hanno vinto solo grazie a una decisiva scelta strategica. Ma sono le parole del timoniere Alberto Bolzan a colpirmi maggiormente quando in un’intervista racconta che è stato emozionante vedere le imbarcazioni più piccole alla pari dei big fino alla prima boa. Quella di Trieste è davvero la regata di tutti, della gente che tifa i propri heroes, siano essi professionisti piuttosto che i vicini di casa che hanno deciso di alzare le vele del proprio piccolo natante, in entrambi i casi solo per festeggiare rispettosamente il mare. La Barcolana è semplicemente la regata della tradizione.


 

Amélie BTS

 

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Foto di Francesco Pizzo