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Dietro le quinte >> LA MAGIA DELLA CONQUISTA
 
24/04/2013 14:26

Tre Ragni ‘intessono la tela’ e aprono il versante ovest della torre Egger: giovani italiani alla conquista delle vette della Patagonia!

Il 10 marzo, arrivo a Linate e mi ritrovo immersa in una “macchia” rossa che si muove in trepidante attesa di un ritorno. Ed io attendo con loro, con i Ragni, ma quelli di Lecco, associazione alpinistica di Lecco del CAI. Impossibile non distinguerli con la caratteristica felpa rossa, riuniti in un luogo chiuso e circoscritto, così inusuale per loro. Ma il desiderio di accogliere i conquistatori che per primi hanno aperto la via del versante ovest della Torre Egger è talmente forte che li induce ad attendere, nient’altro che attendere.
La conquista dei loro amici, fratelli, è da record: 2850 metri che svettano nella Terra del Fuoco, in Patagonia, di cui 1000 metri mai saliti!

Matteo Della Bordella, Matteo Bernasconi e Luca Schiera: sono loro i “conquistadores” - primi al mondo - di una vetta impervia, difficile al punto da sembrare irraggiungibile e che ha scoraggiato molti alpinisti prima di loro. Ma, loro sono i Ragni, e come quelli veri, scivolano tra le rocce come avessero veramente una tela magica a farli galleggiare nel vuoto, a tenerli ancorati a quelle rocce impervie, a loro così care. E quindi salgono, salgono sempre più in alto, sfidando ciò che altri non osano neanche immaginare.

E gli altri, i Ragni intendo, sono tutti lì ad aspettare per festeggiarli. Si sono radunati con flute e tante bottiglie di spumante pronte da stappare con botto per celebrare gli eroi, i loro di eroi. Nell’attesa, prima di svelare i tre volti degli audaci scalatori, provo a capire, quanto mi sia possibile, cosa si prova a salire così in alto. Chiacchiero un po’ con Fabio Palma, il Presidente dei Ragni. Un uomo che a prima impressione sembra di poche parole, silenzioso, austero e che, forse nasconde, dietro uno sguardo composto, la fierezza per l’impresa compiuta dai tre giovani. Appena iniziamo a parlare, il suo volto irrigidito dall’attesa, si scioglie in un sorriso quasi di commozione e gli occhi parlano più delle parole “La Egger, in particolare lungo la parete ovest, era l’ultimo grande problema della Patagonia: era infatti inviolata nonostante generazioni di alpinisti avessero tentato a più riprese di provarla. Per Della Bordella e Bernasconi è stata un’avventura iniziata 3 anni fa: e questo da l’idea della difficoltà della parete. Soprattutto si sapeva dall’inizio che era un’impresa dall’esito non scontato”.
Scopro inoltre dal suo racconto che ai due “veterani”, entrambi meno che trentenni, a dicembre si è poi aggiunto il giovanissimo Luca, alias Luchino perché ha solo 22 anni, che ha tenuto compagnia a Della Bordella quando Bernasconi è dovuto rientrare per motivi di lavoro.

Continuo ad attendere, immersa in quella folla che non vede l’ora di esplodere dalla gioia.
L’aereo che deve riportare a casa Della Bordella e Schiera ritarda, tanto per cambiare, e la trepidazione dell’attesa si trattiene a stento. Quando leggiamo dai monitor che l’aereo è atterrato, i Ragni si posizionano davanti alle porte degli arrivi con striscioni di bentornato e anche il sindaco di Lecco si piazza in pole position con lo stendardo del comune. Le porte scorrevoli non sono trasparenti e non permettono di vedere chi sta uscendo. Quindi a ogni apertura scatta una “hola” dei Ragni: non scorderò mai le facce stupite dei passeggeri che non si capacitavano di tutto quel casino al loro arrivo?

Fabio, con il quale continuo a conversare ingannando il tempo, ne approfitta per ricordare come hanno saputo della vittoria “i ragazzi avevano un telefono satellitare che però sulla parete non prendeva quasi mai. Alla fine del secondo giorno sono riusciti a telefonare dalla cima della parete quando ancora mancavano 200 metri alla vetta vera e propria comunicandoci che avevano vinto quella sfida, però mancava ancora l’ultimo pezzo e soprattutto la discesa che è impegnativa tanto quanto la salita. Ci hanno fatto stare 48 ore in ansia, non comunicando niente a nessuno, fino a quando non è arrivata la conferma e allora lì siamo esplosi”. Mi sembra di intravedere un piccolo scintillio scendere dai suoi occhi. Commozione? O forse sono io a vederla condizionata dall’emozionalità del suo racconto.

Ed è quello che succede quando Matteo e Luca compaiono alle porte degli arrivi…commozione, esultanza, gioia infinita. Semplicemente voglia di stringerli.

Ci vuole un po’ prima che io riesca ad avvicinarmi a Matteo e Luca perchè mamme, fidanzate, amici, colleghi (e anche la RAI!) li vogliono abbracciare, toccare, “sentire”, fotografare, riprendere.

Alla fine eccomi insieme agli eroi, riesco a strisciare tra la folla che li assale, anch’io conquisto il mio piccolo territorio. La cosa che mi colpisce è che entrambi sembrano stupiti di tanto calore umano, sembra quasi che non abbiamo percezione di quanto sono riusciti a realizzare. O forse ce l’hanno, ma semplicemente non si aspettavano tanta partecipazione. Matteo rompe il ghiaccio e mi chiede chi sono. Che imbarazzo! Mi domando come gli spiego che scrivo per un blog che parla di eroi e delle loro emozioni. Ci provo. Lui mi fissa e poi scoppia a ridere “e io sarei un eroe?”.  Provo il contrattacco “dopo l’impresa che avete compiuto, come dovrei definirvi? Di certo non comuni mortali. Un po’ eroi lo siete!” Il giovane ragno cerca di sviare l’emozione che lo assale ‘ma va! Se una cosa ti piace, ci metti passione, motivazione e ti ci butti a capofitto. Non abbiamo mica super poteri. Volevamo una sfida, volevamo aprire una nuova via su una parete impegnativa. La scelta della Egger è stata fatta con Matteo Bernasconi. Qualcuno ci ha indicato questo versante della Torre Egger. Ci siamo informati, e poi via, siamo partiti”.

La fa facile lui. Quindi la determinazione è la chiave di lettura di questa impresa? Tenacia che sfiora la testardaggine, quell’incaponirsi incomprensibile per chi non conosce la passione per uno sport che diventa missione di vita. Continuando a parlare con Matteo e Luca si riscopre la genuinità dello sport, quello fatto di impegno e cocciutaggine che nel momento più inaspettato sa regalare la gioia, la felicità, la magia della vittoria. Magica è la parola che Matteo e Luchino usano per descrivere tutta la loro avventura e con “Notti magiche” è già stata battezzata la via aperta dai tre ragazzi.

Luca, che fino a dicembre non sapeva neanche che avrebbe ricevuto “la chiamata” (come la definisce lui stesso) per questa scalata, in realtà conquista anche la celebre felpa rossa che i Ragni gli consegnano lì in aeroporto comunicandogli anche l’ingresso ufficiale nel gruppo. E sì perché è questo ciò che spinge giovani scalatori a superare se stessi, quei limiti che in pochi decidono di oltrepassare, il sogno di entrare a far parte di quella grande famiglia, che non è solo un motivo di ambizione, ma di appartenenza a un gruppo in cui condividere logiche di vita, emozioni profonde, paure, ansie ma anche gioie che altri non potrebbero capire. Ma essere lì tra loro mi permette infondo di capire un po’ di più, di acquistare un punto di vista diverso. Di comprendere che si può riuscire in ciò che si crede. E quindi come dicevo, l’ingresso nel gruppo dei Ragni è l’occasione per un nuovo brindisi ed un nuovo giro di applausi.

Torniamo ai ricordi, ancora freschissimi, dell’arrampicata che tra le altre cose forse ha fatto anche riscoprire il valore dell’amicizia: “Non eravamo mai stati così tanto tempo tutti e tre insieme e siamo sempre andati d’accordo, anche durante la settimana in tenda del tutto fuori programma. Certe esperienze ti legano, ma non è sempre facile. Prova a pensare di dover convivere in pochi metri con persone con cui non hai mai avuto niente a che fare. Non è sempre rose e fiori. Ma lì in mezzo al nulla c’è qualcosa in più che scatta. La fiducia, il sapere che devi fidarti dell’altro, perché è come se in qualche modo la tua vita dipendesse anche da loro. Non puoi che fidarti. Condividi tutto te stesso, senza limitazioni, con i tuoi compagni di avventura.”

La mente torna anche alle sensazioni: “L’emozione più forte l’ho provata quando finalmente sono arrivato al colle che divide la Torre Egger dalla Punta Herron e poi in cima. Lassù ti senti il padrone del mondo. E per un istante lo sei veramente.”

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