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Dietro le quinte >> LA PAZIENZA? E’ IL MOTORE CHE TI FA RAGGIUNGERE IL TRAGUARDO!
 
22/04/2013 12:48


Quando ci incontriamo in una delle entrate laterali del Castello Sforzesco poco dopo le 9 di domenica mattina, 24 marzo, la prima battuta è ovviamente sul tempo “ma che tempo avete qui a Milano? Sono partito venerdì da Palermo che c’erano 30 gradi!!”. Ci ridiamo su ma del resto non gli si può dar torto: piove incessantemente ed insistentemente da sabato. Questa primavera che non arriva sta sfiancando noi milanesi, figuriamoci un palermitano doc come Filippo Lo Piccolo, runner professionista che sta per cimentarsi nella 42° edizione della Stramilano nella competizione agonistica. Tracce di Sicilia sbucano da ogni parola di Filippo a partire dal suo accento, che per me ha un fascino incredibile, e dalla sua storia che l’ha portato ad abbracciare la corsa e l’atletica “ho avuto la fortuna di essere nato in una città che appoggia molto l’atletica e la corsa a piedi, c’è un bel parco, uno stadio di atletica vicino a casa mia…”. Chiacchieriamo e Filippo ci ritorna sulla sua terra e la sua città “Palermo è la mia città, una città difficile, con tante problematiche ma offre tante cose belle da vedere e io cerco di farla apprezzare attraverso i miei racconti, le mie foto, le immagini. Perché la Palermo città fatta di persone oneste e lavoratrici c’è, esiste”.

Fa qualche esercizio di riscaldamento Filippo tra una chiacchiera e l’altra e cosi torniamo a parlare del suo sport. Filippo parla della corsa come vocazione e sostiene che sia stata lei, la corsa, a sceglierlo: “questa vocazione l’ho avuta sempre sin da giovane, non mi ha portato nessuno a scegliere la corsa”. Deduco quindi che si tratti di uno di quei innamoramenti che annullano la ragione, quelle attrazioni fatali che ti cambiano la vita. Infatti, diventando runner professionista, Filippo ha potuto girare un po’ il mondo. Avendo sbirciato la sua storia professionale non ho potuto non notare le sue performance alla NYC Marathon: miglioramenti anno su anno e nel 2010 primo assoluto tra gli europei. Mi chiedo e gli chiedo se non è difficile superarsi, sempre. “L’atletica per come la vedo io è comunque divertimento, voglia di vedere, conoscere nuovi posti e nuove persone, e fare un risultato migliore di anno in anno. Mi sento un po’ come Forrest Gump, ho iniziato a camminare, a correre per vedere il mondo. E ancora non mi sono fermato.” Torna poi sulla competizione americana “all’esordio della NYCM 2009 partii senza troppe velleità ma mi classificai bene. Quindi è stato inevitabile per l’anno successivo provare a fare meglio: non dico che venne in automatico perché ci fu un anno di lavoro intenso che mi permise di acquisire maggiore esperienza, maggiore fiducia in me stesso, ma alla fine riuscii a fare un minuto meglio dell’anno prima. Non si può pretendere di fare miglioramenti a tutte le gare, però nell’arco di una carriera è importante sapersi gestire e non abbattersi alle prime difficoltà. E’ necessario essere pazienti e conquistarsi ogni volta, sulla strada, come nella vita, un centimetro alla volta.”

Filippo di certo non si è abbattuto, anzi pare proprio una roccia, non tanto fisicamente -- il suo aspetto è longilineo e filiforme -- ma caratterialmente sicuramente lo è. Infatti non per niente incoraggia con vigore Alessio, amico conterraneo ventiduenne, che Filippo ci presenta come nuova promessa dell’atletica e che sprona (e ci fa spronare) in continuazione. “Alessio è il futuro” continua a ripetere e aggiunge “questo sport è un arricchimento anche per la vita personale e lavorativa perché la determinazione, l’impegno e la voglia di migliorare li applichi poi in qualunque altra circostanza”. Parlando di dedizione immancabile scatta anche un ricordo a Pietro Mennea, scomparso da pochissimi giorni “ecco lui è stato un esempio di longevità atletica, di applicazione fatta di fatica e allenamento. Io casualmente l’ho ricalcato non come valore olimpico, ma ho provato sempre di fare del mio meglio, cercando di superare me stesso. L’atletica è uno sport individuale che ti permette di provarci sempre: come faceva Pietro”.
 

Il ricordo del campione ci porta verso argomenti seri. Parliamo del “dopo”. Una volta che termina l’agonismo, uno che fa nella vita? Filippo ha la risposta pronta da cui emerge una saggezza che attribuiresti ad un anziano e non ad un trentatrenne “si cambia nella vita, si diventa più grandi. Ci possono essere altre priorità, non solo l’atletica: farsi una famiglia per esempio. Sani valori che comunque l’atletica ti insegna e quindi si torna al discorso di prima su quanto questo sport arricchisca anche la tua vita personale”. Non mi lascia il tempo di porgli una nuova domanda perché vuole aggiungere che “…comunque mi vedo come un runner per passione sicuramente, l’agonismo viene dopo.”

Sì, deve essere stata proprio attrazione fatale! Diamo uno sguardo speranzoso al cielo che però ci restituisce solo pioggia e nuvole. Ma Filippo, appunto non si abbatte, anzi si prepara alla gara.

Mentre lo guardo salterellare immagino che gli allenamenti insegnino a superare gli ostacoli di maltempo e altre avversità, ma, alla fine, conta più la tecnica o la passione? “Per esempio quando vedi che manca poco al traguardo e tu sei sfinito, cosa ti spinge a non mollare? Qualche tecnicismo o la passione?” Anche qui Filippo non ha dubbi “La passione! Ricordo, come se fosse ieri, alla NYC Marathon del 2010 i tantissimi tifosi italiani che ti sostenevano per andare avanti. Se potessi ritornarci le emozioni sarebbero ancora più intense.”

Si avvicina l’ora della gara e ci dobbiamo separare: Filippo con Alessio e Luca (un altro amico supporter) si organizzano per andare a bere qualcosa di caldo prima di partire, anche se sono indecisi perché temono di “scaldarsi troppo”. Io li guardo attonita perché in quella giornata per me non si corre il rischio di “scaldarsi troppo”. Approfitto per chiedere consigli per avvicinarsi alla corsa da dilettanti (ovviamente a titolo personale). Tutto il gruppo è concorde “devi iniziare gradualmente e alternare corsa e camminata: due minuti di corsa, due minuti di camminata. Poi inizi a fare più minuti di corsa e meno di camminata. Però tutti i giorni”. Ah ecco, forse è questo che mi frega?, voler fare tutto subito. E invece è sempre la pazienza che ti porta lontano. Intanto arriva anche la telefonata della sorella di Filippo che gira il coltello nella piaga e ci dice che a Palermo c’è il sole. Scattano quindi ancora battute sul meteo Nord vs Sud: però ormai gli atleti sono rassegnati a correre sotto la pioggia. Non c’è scampo, ma penso che alla fine non la sentano neanche più quell’acqua che scivola umida sul corpo.

A malincuore quindi ci dividiamo, vorrei ancora carpirgli qualche segreto, ma è ora. Mentre ci salutiamo gli faccio l’ultima domanda a bruciapelo: “la corsa come metafora di vita, quindi?”. Filippo non esita e mi risponde, di nuovo, in un nano-secondo “Assolutamente sì. Puntare alla meta, al traguardo e iniziare ad andare senza fermarsi mai!”.

P.S. La gallery completa di tutte le foto scattate a Filippo, Alessio e Luca è qui;-)

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