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Dietro le quinte >> LA FORZA DELL'IMPREVISTO!
 
11/04/2013 11:24


Sabato sera: punto la sveglia. Voglio essere puntuale domenica mattina alle ore 8.30 nel piazzale del Castello Sforzesco per seguire la mia prima Milano-Sanremo. E’ il 17 marzo, mancano pochi giorni a primavera, la gara è conosciuta come la Classicissima di Primavera e tutti si aspettano quel bel sole tiepidino che rallegra la giornata. Non è così e in realtà sarà anche peggio…a Milano il cielo è coperto, con pioggerellina a intermittenza.

Mi aggiro con il fotografo, Francesco, tra le postazioni delle squadre che partecipano alla gara e ci incontriamo con il gruppo di ciclisti di Bardiani Valvole CSF Inox, più noto come #greenteam, e con il Movistar Team.

La partenza prevede formalità, firme, controlli tecnici e si respira un po’ di tensione: i ragazzi vogliono concentrarsi e focalizzarsi sui loro obiettivi, ma non c’è molto tempo.


Qui sono i team manager e i direttori sportivi a essere in qualche modo protagonisti. Noi non possiamo assistere a questi incontri ma riusciamo a parlare con José Luis Jaimerena del team Movistar dopo la riunione. José deve tenere a bada 25 giovani di 7 nazionalità diverse, tra cui per l’Italia spiccano Eros Capecchi e il campione Giovanni Visconti. Inutile nascondere che in un gruppo così “assortito” le differenze di cultura e di abitudini emergono e magari possono creare difficoltà. Ma, come racconta Josè “nel ciclismo, come nella vita in genere, c’è stata un’evoluzione: ovunque c’è contaminazione. E questo è stato un beneficio per i team perché c’è stato, come sempre succede in questi casi, l’apporto di nuovi metodi e di nuovi strumenti. Ci si migliora nello scambio di vedute.”

Visconti, con cui riuscirò a parlare solo il giorno dopo la gara e via telefono (poi capirete perché!), confermerà le parole del mister “nel ciclismo non abbiamo mai troppo tempo per concentrarci prima del via. Funziona sempre allo stesso modo, arriviamo sul posto circa un’ora prima e con tutti i preparativi che dobbiamo seguire non ci resta molto tempo per la concentrazione, siamo sempre di fretta, anche per scambiarci qualche emozione e punti di vista. Le emozioni in verità ce le teniamo dentro, come uno scrigno imperturbabile. Perché poi sono quelle che ti danno la scarica, l’adrenalina di andare. E’ come se trattenessi una molla, che se poi lasci andare, ti spinge ad uno scatto.” Prosegue la sua voce dall’altra parte del filo e ammetto che me la immaginavo diversa. Forse un po’ più pacata? Ma sicuramente non m’aspettavo tutta questa passionalità. E’ contagioso il suo ritmo, sembra che stia parlando mentre ancora è là, sulla sua bici a sfidare le impervietà, il giorno prima. “Essere in un gruppo internazionale ti fa scoprire tante cose, si notano atteggiamenti diversi nei modi di fare, nei comportamenti e anche nel mangiare. Poi però c’è un momento della giornata in cui siamo tutti uguali, non esistono più differenze culturali. E’ quando siamo sul pullman della squadra dopo una gara. I nostri volti, che siano soddisfatti o provati, parlano tutti nello stesso modo e ci ritroviamo a essere più uniti.”


Come avrete capito, almeno per chi ha seguito la cronaca la sera dopo la gara, le chiacchierate con i ciclisti avvengono all’indomani della competizione perché il giorno stesso, al traguardo, tutti gli atleti erano troppo distrutti e provati da quanto avevano dovuto affrontare. E sì perché la tratta primaverile si è in verità trasformata in una delle ultime zampate invernali. La Milano Sanremo di quest’anno, la prima cui io abbia mai partecipato, con tutte le aspettative del caso, passerà alla storia per essere stata travolta dalla neve. La prima è stata, dunque, per me irripetibile!


Ma torniamo a dov’ero. Prima di Visconti e della chiacchiera telefonica.
Finalmente si parte: i ciclisti vanno verso il loro percorso. Noi, io e Francesco (meno male che c’era lui a rassicurarmi!) sul VAS della Bardiani Valvole CSF Inox con Mattia Palombini, responsabile della comunicazione del team che ci parla un po’ della squadra e di quello che viene considerato l’elemento fondamentale di un gruppo “lo spirito di squadra nel ciclismo è prioritario, perché il singolo vince solo se la squadra lo aiuta a vincere e se non si antepongono gli interessi individuali a quelli del collettivo. Alcuni pensano che il ruolo importante sia quello del leader, ma il leader non sarebbe nulla senza gli altri, quelli che in gergo vengono definiti, i gregari. Sono proprio quelli che ti coprono le spalle, senza di essi saresti scoperto, esposto. Un buon leader vince e porta al successo la squadra solo se ha nel gruppo degli ottimi gregari.”
Proseguiamo il viaggio approfondendo l’affascinante filosofia alla base del #greenteam: la parola “green” è legata alla giovane età degli atleti (una media di 23 anni – quest’anno la squadra più giovane a livello mondiale – molti dei quali considerati tra i maggiori talenti del nostro paese) che da tempo corrono insieme, che si allenano insieme e che spesso, complice in alcuni casi la vicinanza o il desiderio di condividere il più possibile una stessa filosofia di vita, si frequentano anche al di fuori dei momenti di gara o di allenamento. “L’obiettivo della squadra” approfondisce Palombini “è di valorizzare questi giovani talenti”.

Ma, ora arriviamo al punto più difficile della gara e mai avrei immaginato di trovarmi in mezzo a tutto questo. Ci siamo avvicinati al Turchino e la pioggia si è trasformata in neve. Quando già siamo oltre Ovada, Maurizio, alla guida del pullman, riceve la chiamata per tornare indietro a riprendere i ciclisti perché il direttore di gara ha deciso di farli ripartire da Arenzano, dove il tempo sembra meno insidioso.


Continuo a ripetermi che non è possibile! Immagino quei ragazzi che continuano a pedalare immersi in una burrasca. E’ si perché quando sei al caldo e comodamente seduta, come me, è un conto, ma quando il tuo corpo è provato quasi al limite e continua nonostante tutto ad andare in quelle condizioni atmosferiche, è un’altra la sensazione che si prova davanti a tutta questa neve.

Ci tocca arrivare fino all’uscita di Masone e, tra spazzaneve e distributori di sale, tornare poi d Ovada. Il tempo è pessimo, la neve aumenta. Continuo a pensare a loro, ai ciclisti, ai ragazzi, che stanno pedalando sulle strade che neanche sono state pulite per agevolare il loro passaggio.

Poi eccoli, li vedo. Francesco, il fotografo, si precipita giù dal VAS per ‘catturarne’ le emozioni. Inizia a scattare, mentre loro, Bardiani Valvole CSF Inox e Movistar, giovani e forti, arrivano messi a dura prova. Lo vedi dai loro volti contratti per la sofferenza fisica e penso anche emotiva. Vorrebbero non dover interrompere, ma il loro corpo dice basta. Andare oltre significherebbe oltrepassare un limite rischioso. I ragazzi arrivano ai bus alla spicciolata: sono stremati, sconvolti e qualcuno anche con principio di ipotermia. Sembrano reduci da una battaglia. Qualcuno impreca, altri non riescono a scendere dalla bicicletta perché hanno gli arti bloccati. E’ una scena cui non ero preparata e onestamente un po’ mi spavento. Sento lo scatto veloce della macchina fotografica di Francesco, che continua, continua a bloccare, per un attimo, un solo attimo, quegli istanti concitati: salgono sul VAS assisiti dai massaggiatori, dai tecnici e dai preparatori atletici che cercano di incoraggiarli, di scaldarli e di sciogliere i muscoli irrigiditi dallo sforzo e dal freddo polare.


Vorrei poter fare qualcosa, ma non saprei proprio cosa. Assisto nel più totale sconcerto della situazione.

Poi, noi passiamo sulle ammiraglie mentre i ciclisti ci seguono sul VAS e si ritemprano. Io sono in macchina sempre con Francesco che continua a rivedere, in loop, le foto che è riuscito a scattare prima che anche a lui si gelasse la mano. Alla guida Raffaele che dopo qualche kilometro in silenzio sbotta “Il freddo è bastardo”. Si ferma, ma poi continua “Con il freddo ti si gelano le mani e non riesci a fare niente, neanche a prenderti da mangiare. E sai quanto ti ci vuole a bruciare quando sei sotto quel genere di sforzo? Massimo un quarto d’ora, poi ti si spegne tutto. Quindi stai gelando, non puoi mangiare e non hai più energie in corpo…non ce la puoi fare”. Ci vede assorti e concentrati sulle sue parole, ancora visibilmente preoccupati dalle scene cui abbiamo assistito. Decide quindi di raccontarci anche episodi gioiosi, dove l’imprevisto non è proprio all’ordine del giorno. Così arriviamo in un attimo ad Arenzano dove riprende la corsa.

Bus, camper, auto tutti in fila per due in attesa che si ricominci la gara.


Non nevica ad Arenzano, in compenso non smette di piovere. Ma l’acqua ormai è nulla in confronto alla neve di Ovada. I ragazzi scendono dal bus e sembrano rinati: faccio fatica a credere che siano le stesse persone di un’ora prima. Sicuramente doccia, cibo, massaggi, divise pulite hanno aiutato a ritemprare lo spirito. Ma c’è dell’altro perché il morale, dopo un arresto così brutale, è difficile da risollevare. Palombini sa che i fuori programma come questi possono succedere “I ragazzi nella maggior parte dei casi non si arrendono mai davanti a niente, anzi di solito davanti alle avversità alcuni si caricano. Però quando capita ecco che nuovamente c’è lo spirito di gruppo che interviene a ripristinare la giusta carica”.
Il direttore di gara da un nuovo “via” alle 15.00.
I ciclisti del #greenteam e di Movistar insieme a tutti gli atleti delle altre squadre si rimettono finalmente in strada diretti, questa volta senza altre interruzioni, verso la mèta finale, Sanremo, mai sembrata così lontana da raggiungere.

Noi rientriamo, decido che intervistare i ciclisti dopo una prova come quella, non vorrebbe dire ‘cogliere’ le loro emozioni, ma piuttosto ‘invadere’ uno spazio di riservatezza necessario.
Programmo quindi le interviste al telefono il giorno dopo. E, come Visconti, sento anche altri, per capire qualcosa in più. Mi metto quindi al telefono convinta di trovare gli atleti a casa, a riprendersi dalle fatiche, a godersi il calore dei propri affetti o magari semplicemente a divertirsi come qualsiasi altro giovane. E invece sono già tutti in pista, addirittura qualcuno lo raggiungo in Belgio.

Ad alcuni chiedo se hanno un rito propiziatorio, ieri ce ne sarebbero voluti molti. Ed ecco che Enrico Battaglin dice di non rinunciare mai a un segno della croce, ma sono scelte personali. Pare che non esista un equivalente di un “merda, merda, merda” che gridano tutti gli attori di teatro insieme prima di salire su un palco.

Sto per chiedere invece come si festeggia un dopo gara, vittorioso o meno, ma mi tornano alla mente le parole di José Luis Jaimerena di Movistar che con immensa spontaneità il giorno prima mi aveva detto “Celebramos de viajes” aggiungendo: “Il ciclismo è davvero una ruota che gira: finita una gara si riparte per la successiva. Quindi, noi festeggiamo, viaggiando”.

E chissà se un viaggio come quello di ieri mi ricapiterà mai più!

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