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LO SCUDO EMOZIONALE
 
22/07/2016 10:00

Ok, mancano pochi giorni agli Europei, Ostrava 2011. Sono i campionati europei promesse, forse la competizione che più mi ha vista emotivamente coinvolta fino a quel momento. Mi sono qualificata e il mio stato di forma è ottimale. E' lì che ho iniziato a costruire il mio "scudo emozionale" pre-gara.

I giorni precedenti alla gara vorrei mettermi sotto una campana di vetro perché nulla possa scalfire quello speciale stato psico-fisico che ho raggiunto. Ma non si può fare e allora il mio “istinto di sopravvivenza” entra in gioco e genera attorno a me una sorta di "aurea protettiva". Nulla può distogliere la mia attenzione e, per salvaguardarmi dal punto di vista fisico, le mie giornate prendono una piega quasi comica. Salgo e scendo gi scalini alla moviola facendo attenzione a come metto i piedi. Se mi trovo in auto lato passeggero proteggo le mie ginocchia con le mani per paura di un tamponamento (come se le mani potessero salvarmi!). Bevo acqua non troppo fredda, lavo frutta e verdura con un’attenzione mai avuta, non mangio pesce crudo. E anche se ci sono 40° all’ombra, io la sciarpina la metto lo stesso perché non si sa mai... Prendo coscienza che tutti i nuovi e fantasiosi dolori che sento sono frutto della mia immaginazione e mi tranquillizzo. Ecco, questi sono esempi di come un atleta possa avere paura di rovinare tutto il lavoro eseguito in precedenza.

Meravigliosa la vita da atleta: ti fa vivere sul filo del rasoio, e mentre oggi ti dà tutto domani te lo toglie. È un equilibrio tra fiducia in se stessi e precarietà del destino.

Tutto ciò che posso fare è prepararmi dal punto di vista fisico e mentale al meglio delle mie capacità, e in questo includo uno stile di vita che mi permetta di farlo: nutrirmi e riposarmi in modo adeguato, e poi cercare di sviluppare una capacità di adattamento a tutte le condizioni che mi permetta di esprimermi al meglio nel momento “X”.

Sì, il momento “X”. Quello in cui si incrociano tutti i fattori sopra elencati. Se ho fatto un buon lavoro, è probabile che io ottenga un buon risultato.

E se non va? Se non va, il lavoro ricomincia, non da capo ma aggiungendo il “pezzo” che ho imparato nell’insuccesso precedente.

Credo che se il fisico potesse davvero reggere a lungo, probabilmente il massimo della prestazione sportiva si raggiungerebbe a 90 anni, grazie alla saggezza e all’esperienza accumulata!

Ora come ora, con qualche “pezzo” in più, continuo a lavorare godendomi la bellezza di questo percorso, sempre con le mani sulle ginocchia in macchina prima di un appuntamento importante...

Eleonora D'Elicio
 
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