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The Mustang
 
29/04/2016 14:47

Le gare di Coppa del Mondo di quest’anno non hanno portato ad Angelika Rainer i risultati sperati dopo la lunga preparazione. Ma si sa, in gara è, come afferma la stessa Angelika, o tutto o niente. “Cerchi di dare tutto te stesso, ma il risultato non dipende solo da te. Ma è proprio questo che rende le gare così affascinanti, è questo mettersi in gioco e riprovarci sempre e sempre ancora, che mi ha conquistato da ormai quasi 18 anni”.
Tutto in gara si concentra, infatti, in pochi minuti di scalata. Vanno prese decisioni in pochi secondi e a volte pochi millimetri di distanza della picozza piazzata sulla presa possono fare la differenza in questa disciplina sportiva. Per fortuna i vari viaggi in giro per il mondo e i diversi progetti all’aperto che Angelika ha portato avanti quest’inverno le hanno dato bellissime soddisfazioni ed emozioni. Fra questi, chiudere “the Mustang” è stato sicuramente l’obiettivo principale del viaggio di Angelika negli States, ma non era di certo scontato, visto il grado elevato della via e il freddo pungente presente in quelle zone fin dallo scorso dicembre.
L’anfiteatro di Vail, in Colorado, il luogo sacro per tutti gli scalatori di misto del Nord America, ha però regalato ad Angelika la possibilità di divertirsi sulla via di misto più dura che ha scalato fino a questo momento.
Ci aveva già provato un anno fa, ma nei pochi giorni a disposizione non si era sentita
pienamente in forma e quindi aveva deciso di rimandare, per poi ritornarci questo inverno.
“Questa via è bellissima”, ha commentato Angelika, “Will Mayo, che ha aperto e liberato il tiro, ha prolungato la storica via liberata da Jeff Lowe del 1994, The Seventh Tentacle, aggiungendo un tetto orizzontale di 20 metri, che non ti da possibilità di riposo!”. Emozioni che Angelica ci ha raccontato nel suo personale punto di vista.
 
Cursor
 
 
The Mustang parte con una parete verticale, dove i primi 5-6 metri sono di roccia seguiti da una cascata, The Seventh Tentacle, alta 20 metri e gradata WI5. In cima a questa poi si prosegue con il tetto che si traversa per tutta la sua larghezza (una ventina di metri di scalata orizzontale), per poi finire su una colata di ghiaccio sottile, praticamente una lingua di ghiaccio! In tutto sono circa 45 metri di scalata, quindi si può definirla decisamente una via di resistenza.
Ho capito di essere in forma da subito. Durante le prime scalate mi sentivo molto meglio che l’anno precedente e il secondo giorno sono riuscita a fare la via Reverse Stratofortress, M12+ flash, che quindi diventava la via più dura che avevo mai fatto in questo stile e mi ha dato la giusta carica per provare a domare The Mustang. Il quarto giorno a Vail sono riuscita nel mio intento. Sono felicissima e davvero molto soddisfatta perché i duri allenamenti hanno dato i loro frutti.
Successivamente, dopo la non molto soddisfacente gara in casa a Rabenstein, ho accompagnato dei miei amici americani a Iseo e, con la carica di rifarmi dopo la gara, ho sorpreso me stessa. Ho superato il passaggio chiave e sono arrivata fino a pochissimi metri dalla sosta, dove ormai la via è abbastanza facile, ma mi si è improvvisamente rotta una presa. Un’altra sconfitta. Ma il giorno dopo era pianificata una visita alla Mecca francese di Drytooling, a Usine, e con l’aiuto del local Gaetan Raymond, che mi ha spiegato i movimenti, sono riuscita a fare Next level, un D13 flash e quindi di portare nel vero senso della parola il mio livello in questo stile, per la seconda volte in una stagione, ad un nuovo livello.
Carica da questa soddisfazione sono tornata a casa dove mi aspettava un altro progetto: la via Low G man che era stata liberata lo scorso anno dal forte francese Jeff Mercier nella mia falesia di casa, a Iseo, e concatena una via con un passaggio singolo lunghissimo con la via “Kamasutra”, liberata da me nel 2014. Avevo già provato il singolo, e riuscivo anche a fare il movimento, ma poi era impossibile per me staccare la seconda piccozza perché le mie braccia erano completamente distese. Pensavo che la via per me fosse semplicemente impossibile ma non ho voluto arrendermi, e quando ci ho riprovato questo inverno, ho trovato un sistema con i piedi per riuscire a risolvere il passaggio. Quindi era possibile! Così ho chiuso Low G man, la mia prima via di D14.
 
Angelika Rainer
 
Photo Credit: Marco Servalli

 
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