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Dietro le quinte >> Fuga dalla realtà
 
05/11/2015 09:33

Quando sei nominato ‘Presidente’ di un qualcosa, di qualunque cosa, hai la responsabilità o perlomeno io la sento, di essere al di sopra di quello che piace a te, al di sopra dei personalismi e delle preferenze, al di sopra di quello che provi.
Ho iniziato a scalare dopo i 30 anni, ma a cavalcioni di quell'età avevo cominciato ad andare su misto, probabilmente per qualche similitudine con la speleologia. Fatica ripagata da quello che vedi, potrei sintetizzare. Non ho mai più visto quello che ho potuto vedere praticando speleologia, neanche quando sono andato in qualche escursione invernale, peraltro - oggi lo so - in maniera un tantino avventata (zero conoscenza di pericoli oggettivi, da rischio valanghe a previsioni meteo). Mi è andata bene un sacco di volte, devo dire, compreso qualche ritorno in piena notte causa smarrimenti vari (uno indimenticabile in cui non si aveva la frontale in tre, e luna era molto molto fioca...). Però una cosa la ricordo bene: tutto era sempre molto, molto bello.
Poi ho scoperto l'arrampicata, e quindi anche le vie in montagna. Ho scoperto la verticalità e il gesto tecnico combinato con l'autocontrollo. Un altro mondo, dove il bello del contesto era secondario. Non fraintendetemi, non è che le vie di roccia si trovino in discariche, eh! Spesso sono in posti anche particolarmente belli. Ma il fatto è che quando sei tecnicamente al tuo limite, e magari pure con un po’ di terrore addosso sapientemente soffocato sul nascere, non hai molto tempo per guardarti intorno, neppure quando arrivi in cima, e c'è da fare le doppie... David Lama è stato caustico, su tutto ciò, nel suo film: “Non me ne frega nulla del panorama intorno, animali, paesaggio, etc.”.
Beh, detto da uno che è stato a scalare in alcuni dei più bei posti del pianeta... Insomma, è così.
Per questo, giusto un anno fa, ho pensato di dedicare un lavoro cinematografico dei Ragni a un qualcosa che avevo abbandonato, appunto l'alpinismo invernale. Anche quello facile. Quello praticato e inseguito da migliaia di praticanti, appassionati che si svegliano a ore assurde, sfrecciano sulle statali ben prima dell'alba, partono al buio, sbucano in cima e si godono qualcosa di spesso inimmaginabile. Qualcosa che ti basta per tutta la settimana entrante, insomma.

Ne parlai al Consiglio dei Ragni, fummo tutti d'accordo. La scelta degli operatori era assolutamente fondamentale, perché mio figlio, Yuri, esigeva un certo tipo di riprese (tecnicamente, in Log) per darci dentro con la cosiddetta ‘color correction’ - che altro non è che la cura del colore - che incide per il 50%, e spesso di più, su un video o un film di questo genere. Yuri ha studiato un'immensità di ore questo tema, confrontandosi a livello internazionale con guru del settore. Ovvio che spesso il pubblico non sa cosa sia una color correction, ma non è questo il punto: quando vedi un video o un film con una color all'altezza, esci e sogni, perfino quando il soggetto è debole. Mentre anche un soggetto forte, un tema, un'avventura pazzesca, un documentario, possono finire nel dimenticatoio con una color mancante o mal fatta. E sapete perché? Perché il colore colpisce l'uomo perfino più del suono, degli odori, del tatto.
E allora via con Filippo Salvioni, che poteva soddisfare quella richiesta, e poi con altri fotografi che non sono venuti in parete ma che hanno poi realizzato dei timelapses, come Riccardo Mojana, Cesare Castelnovo e lo stesso Yuri. I timelapses sono difficili da fare bene, molto difficili. Ci sono operatori video che non hanno la più pallida idea di come farli o farli bene, perché c'è un’enorme tecnica dietro. E a noi servivano perché sono il miglior modo di esprimere il passare del tempo. In pochi secondi scorre davanti a te un periodo... Nessuna ripresa è in grado di fare questo, e l'accelerazione di una normale ripresa video ha una qualità molto inferiore rispetto a quella di un timelapse, che è figlio della fotografia e quindi di qualità, se si è capaci a realizzarlo, altissima. Filippo è stato fantastico in parete, portandosi dietro un'attrezzatura che in parete, in Italia, non si era ancora portato nessuno... E grandi sono stati i "miei" Ragni: Silvano Arrigoni, Lorenzo Festorazzi e Luca Bergami, con i loro amici, che si sono prestati a fare da "attori".
Poi c'è stato un eterno lavoro di cura del colore e di montaggio, durato sere e sere. Penso una cinquantina di sere, diciamo, e qualche domenica! Solo il trailer, per esempio, ha richiesto tre giorni pieni di lavoro. Ma ne è valsa la pena, perché il cortometraggio è addirittura entrato in un cinefestival internazionale sui cortometraggi ambientali (landscape), ed è anche l'unico corto di alpinismo finito lì (se avete tempo guardate che video ci sono...paura!!! http://yperia.gr/movies-2015/). E volete sapere la massima, ma proprio massima soddisfazione? Nei 50 video finalisti ci sono i guru sui cui lavori abbiamo studiato pure la notte e a cui si chiedevano informazioni... Persone che lavorano per BBC e National Geographic. Gente che lavora per lo stato di Dubai, per parchi nazionali famosi nel mondo...
E così, con il video, si chiude un cerchio: abbiamo omaggiato il nostro territorio, le Grigne, e la passione di tutte quelle migliaia di alpinisti che strappano le ore a code, lavoro, famiglia, impegni... Sono persone che hanno bisogno del bello, lo cercano, lo trovano.
Cosa fanno? Brevi fughe dalla realtà. E da qui nasce il titolo del video, su c'è stata l'unica discussione con mio figlio, contrarissimo: Escape From Reality.
Ma almeno il becco su qualcosa, oltre all'idea originale, l'ho voluto mettere! Piaccia o non piaccia, questo è il titolo del trailer.
Abbiamo proiettato il video per intero l'11 Maggio scorso durante la serata Maglione in Rosso, davanti a 600 persone. L’applauso finale mi gratificò tanto, ma veramente tanto. Credo perché si sono tutti rivisti in quel video... E poi mi hanno scritto così tante persone dopo quella sera, e ho conservato tutto.
Così mi è venuta voglia di farne un seguito, in altro luogo, ovvio. E penso magari di metterci sotto uno speaker straniero, e altre cose del genere. Sì, mi è proprio venuta questa voglia! Ma solo se ci sarà la possibilità di farlo a qualità massima, come quella dei guru. Nessun compromesso sulla qualità. Piuttosto meglio non fare, anche se dovessi comunque ottenere consenso. Perché poi è una giuria internazionale senza preconcetti o simpatie che ti dice quello che vali, oppure un “mostro sacro del settore”. Proprio come quando apri una via in montagna e magari la spacci per grandiosa e importante quando poi, dentro di te, sai che non lo è.


Fabio Palma


Photo Credits: Filippo Salvioni
 
Alpinisti: Silvano Arrigoni, Arianna Cecchini