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Dietro le quinte >> Una vita sulla sabbia
 
18/06/2015 10:01

Sono sempre stato uno sportivo appassionato e la mia vita gira intorno allo sport e alle gare.
Da ragazzino giocavo a calcio e pallavolo con discreti risultati ma tutto è cambiato quando a tredici anni presi in mano la racchetta, al tempo in legno, e cominciai a praticare questo sport tanto popolare sulla riviera romagnola: il beach tennis, un mix tra il beach volley e il doppio di tennis. È uno sport nato 30 anni fa nella provincia di Ravenna ed è tuttora in enorme ascesa in tutte le spiagge del mondo.
Vedevo che mi riusciva particolarmente facile giocare e le vittorie arrivavano in abbondanza, decisi allora di mollare gli altri sport intraprendendo con serietà questo nuovo percorso. Nel frattempo sempre più gente credeva nel beach tennis, nascevano i Tour italiani, i primi tornei internazionali, le racchette diventavano in carbonio e nascevano le scuole.
Nel 2000, a diciannove anni, arriva la mia consacrazione. Vinco i campionati europei di doppio e di singolo, e la mia vita cambia. Mi iscrivo a Giurisprudenza ma ogni momento libero lo trascorro in spiaggia (anche d'inverno) a correre, saltare, sudare. La sabbia è diventata la mia casa.
I tornei si moltiplicano, anche la tv trasmette le gare di beach tennis e da lì a poco arriva la grande espansione in tutti i continenti. Si gioca dai Caraibi al Giappone, in America si organizzano super tornei e si gioca perfino in Russia. Così comincia l'avventura, fra aeroporti, hotel, viaggi incredibili, e naturalmente emozioni crescenti, mentre il beach tennis da passione diventa vita e lavoro.
Da quel momento divento consapevole che la mia vita sarà questa: spiagge, tornei, viaggi in giro per il mondo e per fortuna così è stato finora...
La preparazione alla gara è per me una questione di concentrazione. Si scende dall'aereo, magari dopo 12 ore di volo, si arriva in hotel ma poi subito in spiaggia, perché la sabbia è sempre diversa, il caldo o il freddo non sono mai come te li aspetti, e il vento forte o la brezza bisogna sempre sentirli sulla pelle. Bisogna subito cercare di abituarsi, sconfiggere il jet lag e trovare la condizione. I duri allenamenti in palestra o nei campi coperti soprattutto nel periodo invernale sono la base e la benzina per farsi trovare pronti in ogni momento in ogni angolo del mondo, ma quando metti i piedi nella sabbia sono sempre sensazioni diverse, ancora nuove. Il segreto è adattarsi a tutto e rimanere focalizzati.
Oggi ho 34 anni e sono il numero 4 del mondo. Ho vinto più di 200 tornei italiani e internazionali. Sono stato numero uno mondiale per diverso tempo, ma dopo aver vinto tutto fino al 2011 gravi infortuni hanno iniziato a falcidiare il mio percorso. Non mi sono mai arreso. Con la rottura prima il polso e poi il tendine della spalla destra pensavo di non riuscire più a tornare ai miei livelli, ma la passione per lo sport e la voglia di tornare più forte mi hanno portato a una grande rinascita nel 2014: tante vittorie importanti, ed ora con il mio socio brasiliano, Vinicius Font, siamo il team numero 2 nel ranking Itf.  A dicembre 2014 mi sono dovuto rifermare per un brutto intervento al piede sinistro e dopo 6 mesi sono qui a lottare di nuovo per tornare al top con sogni ed obiettivi ancora vivi, sicuro che la sabbia abbia sempre un posto per me.

Alex Mingozzi