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Dietro le quinte >> Un live delle Dolomiti
 
22/07/2014 10:06

 

Per Silvio Reffo e Fabio Palma la montagna è davvero una maestra di vita

Onestamente, quando la sveglia di sabato scorso è suonata, come doveva, alle 3.15 del mattino, non mi ricordavo dov’ero, e soprattutto il perché di quella levataccia. Giusto il tempo per riuscire a tenere gli occhi aperti e identificare la stanza, ed ho realizzato: ero arrivata la sera del 18 a S.Candido, Alto Adige, in occasione dell’ Adventure Outdoor Fest, pronta ad assistere al concerto all'alba, una delle moltissime attività previste. Dal 16 al 20 luglio, infatti, si è tenuto l'importante evento dedicato allo sport outdoor, che richiama da vicino e lontano sportivi e non (vedi la sottoscritta), tecnici del settore, semplici appassionati di natura ed avventura. Tra workshop, proiezioni di film, sessioni di yoga nel bosco ed escursioni in mountain bike, c'era davvero l'imbarazzo della scelta.
Quindi, qualche bel respiro, una doccia veloce e via: l’appuntamento con musicisti e organizzatori era alle 4.00, alla partenza degli impianti di risalita di Sesto. Lasciando la macchina al parcheggio c'era la possibilità di farsi un’ora e mezza di camminata fino al ristorante Monte Elmo, sul cui terrazzo, affacciato sulle montagne, si sarebbe tenuto il concerto. Quando però si è presentata l’occasione di unirmi al pulmino che portava a destinazione strumenti etc, confesso che ne ho approfittato!
E meno male, perché ho avuto bisogno di una mezz’ora per svegliarmi del tutto. Per me fare una buona dormita è fondamentale, mentre in questo caso avevo alle spalle poco più di due ore di sonno.
La sera del 18, una volta raggiunta S.Candido e lasciata la borsa in camera, mi ero subito diretta alla piazza centrale, dove si teneva il concerto verticale. Grazie ad un tempismo perfetto ero arrivata giusto quando Fabio Palma, membro e Presidente dei Ragni di Lecco, il famoso gruppo alpinistico dall’inconfondibile maglione rosso con il ragno nero sul braccio, stava spiegando in cosa consisteva lo spettacolo, che ho scoperto essersi sviluppatosi a partire dal 2005 iniziando con serate in cui si proiettavano immagini di sfide ad alta quota con la natura e si suonava dal vivo. Oggi questo concerto è stato da lui strutturato in maniera tale da essere espressione totale della montagna: musica, immagini, pensieri e parole.  Fabio raccontava ai presenti che il giorno seguente avrebbe aspettato i più mattinieri (appunto!) a Monte Elmo per assistere ad una versione speciale del concerto verticale, durante il quale protagoniste assolute sarebbero state le Dolomiti. Live, non in video. Ed io, a questo punto, ero davvero curiosa. Piccolo giro ricognitivo per la splendida S.Candido e poi subito a dormire.
Del risveglio ho già parlato, quello che non ho detto è che fin da quando sono salita sul pulmino si respirava un'atmosfera particolare. Ho passato tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino; nessuno parlava e non per il sonno: si cominciava a intravedere il profilo delle Dolomiti, sempre più nitido. E poi, una volta arrivati al ristorante e montati gli strumenti, alla presenza di parecchi spettatori, è iniziato il concerto, in perfetto sincro con l’alba. Simone (Morandotti) e Mike (Guzzo) alla chitarra, con lo sfondo pazzesco delle Dolomiti che si tingevano di rosa, hanno creato una colonna sonora variegata e suggestiva che consentiva di fondersi con la natura circostante. Uno spettacolo nello spettacolo, insomma, che coinvolgeva tutti i sensi. In tanti mi sono sembrati concentrati per non perdersi nulla del momento che stavano vivendo. Una volta terminata la musica, abbiamo trovato ad aspettarci un’ottima colazione. Fabio Palma, che era seduto vicino a me, ha raccontato di come fosse entusiasmante aver trovato questo modo di trasmettere le sensazioni che la montagna e la natura danno, della ricerca che sta dietro ogni brano musicale proposto, che è creato ad hoc, di quello che ormai è diventato un team di lavoro affiatato. Si avverte davvero l'entusiasmo per quello che fa e come lo vive. Ha spiegato come per lui il bello dell’arrampicare sia garantirsi una visione tridimensionale di quello che lo circonda, una prospettiva “altra” cui ora non potrebbe più rinunciare. La curiosità, la voglia costante di migliorarsi e di sfidarsi sono suoi fedeli compagni di viaggio. Terminata la chiacchierata con Fabio sono  scesa a valle a piedi con due ragazze conosciute durante il concerto. Parlando tra di noi abbiamo concluso che in queste occasioni ci si sente davvero parte di qualcosa di più grande e di come il confronto con la natura non smetta mai di sorprendere. Una volta rientrata a S.Candido e prima di ripartire alla volta di Milano, ho avuto anche modo di parlare con Silvio Reffo, che avevo intravisto sul palco della piazza la sera prima. Silvio è un giovane climber, unico italiano ad aver salito un 9a+ (sempre in terra italiana). Dopo aver sentito il "ragno" Fabio, ho approfittato per avere anche la sua testimonianza di cosa può essere la montagna. Volevo sapere cosa apprezzasse di più. La risposta è stata “il confronto continuo tra il riuscire e il non riuscire”. Nell’arrampicata, in effetti, a differenza di altre attività di resistenza, non puoi diminuire l’intensità. O ce la fai o non ce la fai. Silvio mi ha detto anche che i fallimenti sono molti e che nel suo caso sono stati gli stessi fallimenti a spingerlo a proseguire. Ha aggiunto che le prime gare che aveva fatto non erano andate assolutamente bene e di come è stata solo la volontà ed anche qui la sfida a migliorarsi, a conoscersi attraverso lo sport che l’ha portato ad andare avanti.
Ho pensato che davvero è come se le montagne fossero insegnanti di vita; danno costantemente la sensazione di come per raggiungere qualcosa sia necessario uno sforzo, che viene però sempre ripagato, in un modo o nell’altro.

Tornando verso casa ho concluso che, in cambio di una levataccia, le Dolomiti  sabato mattina hanno dato anche a me un’indimenticabile ricompensa: un'alba con colonna sonora che difficilmente dimenticherò.

V.