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Lo sapevate che? >> I ramponi strumenti primari dell’alpinismo, lo sapevate che affondano le proprie radici nell’antica Roma?
 
23/04/2014 18:42

Per questo nostro appuntamento parliamo di alpinismo ma in una versione più ‘tecnica’, non si offendano i puristi, che di imprese. La conquista della montagna, i successi e, ahinoi, anche le disgrazie sono infatti abbastanza note anche a chi non è un esperto mentre meno conosciute e comunque affascinanti possono apparire agli occhi dei profani le storie e le curiosità legate ai materiali che accompagnano questa attività sportiva. In questo spazio ci occuperemo di una dotazione in particolare dell’alpinista: i ramponi. L’alpinismo esiste praticamente da sempre e prima di diventare uno sport a tutti gli effetti è stata una pratica umana dettata dalla necessità. Necessità di affrontare le montagne, scalarle e, quindi, oltrepassarle. Vuoi per l’istinto di sopravvivenza che per l’innata propensione a esplorare, la montagna ha sempre destato un fascino particolare sugli esseri umani. Logico quindi che fin dagli albori l’uomo abbia cercato di attrezzarsi per affrontare questi magnifici ostacoli naturali. Da qui l’uso e la sperimentazione per migliorare sempre i materiali utili alla bisogna.  Si può quindi affermare che tra le attrezzature che hanno accompagnato da sempre l’uomo nella sua conquista della montagna, e quindi nell’evoluzione dell’alpinismo, ai ramponi spetta un ruolo di primo piano. Secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani i ramponi sono degli attrezzi muniti di punte aguzze che vengono fissati sotto gli scarponi degli alpinisti per permettere la progressione su neve dura o ghiaccio. Ecco, questa necessità, esiste fin dai tempi antichi e infatti anche i romani, e gli stessi greci, adottavano dei calzari chiodati detti, appunto, clavati dal latino clavus, chiodo. Alcune testimonianze su questo tipo di calzari sono arrivate fino a noi. Ad esempio se vi capita di passare da Roma visitate l’arco di Costantino. Osservatelo bene e scoprirete che alcuni legionari romani scolpiti sul monumento indossano questo tipo di scarpe. Ovviamente dovranno passare secoli prima che avvenga una certa distinzione tra la calzatura chiodata in genere e i primi ramponi separati dalla scarpa. Bisogna aspettare la seconda metà del 1500 perché si parli di veri e propri ramponi anche se allora non si usava ancora il termine che poi andrà ad identificarli. In un libro del 1561 il medico bergamasco Guglielmo Grataroli fornisce una serie di consigli ai viaggiatori e in merito alle difficoltà di camminare sulle montagne e sul ghiaccio in particolare, per il rischio sia di cadere che di precipitare, afferma che esiste “un accorgimento semplice e nel contempo industrioso” che darà sicurezza. Ovvero quello di legare sotto le calzature delle punte di acciaio di un solo pezzo “aventi la forma di un quadrilatero”. La cosa curiosa è che il Grataroli ci racconta che tali strumenti “si possono ormai acquistare ovunque”. Quindi nella metà del cinquecento i ramponi erano già diffusi nelle zone montane. Di suole di ferro simili ai ferri di cavallo parlerà ancora nel 1574 lo svizzero Josias Simler. Bisogna comunque aspettare il 1642 per trovare per la prima volta il termine ramponi. Il merito, secondo la relazione dell’allora presidente della commissione centrale materiali e tecniche del C.A.I. in occasione del Festival della montagna di Trento del 1980, è di Ranuccio Scotti, Monsignore, allora nunzio apostolico in Svizzera che la usa nel suo volume ‘Helvetica profana e sacra’. Da quel momento i ramponi subiranno alcune migliorie ma sarà solamente a cavallo tra ottocento e novecento che queste attrezzature assumeranno forme più vicine a quelle contemporanee. Poi sarà una cavalcata di nuovi materiali e sistemi che porteranno fino a noi uno degli strumenti primari dell’alpinismo. 

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